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Uomor

Atti unici, monologhi e dialoghi dei più grandi umoristi del novecento

di Rosario Palazzolo
con A. Giulio Pandolfo, Roberto Spicuzza, Rosario Palazzolo
regia di Roberto Spicuzza
musiche di Maurizio Curcio

UOMOR è una raccolta atipica, un collage straordinario che racchiude i testi dei maggiori umoristi del ‘900: Ettore Petrolini (Petrolini), Luigi Pirandello (Saggio sull'umorismo), Karl Valentin (Perché i teatri sono vuoti?), Walter Chiari (Il Sarchiapone), Antonio De Curtis( A' Livella), Eduardo De Filippo (E allora bevo), Achille Campanile (La O larga, La quercia del Tasso) , I Brutos (Miscellanea), Giogio Gaber (Il Signor G, Il tic), Stefano Benni (Sherlock Barman) . Il tutto racchiuso dal saettante Recital a tre voci di Rosario Palazzolo.

L'idea dello spettacolo nasce da un bisogno, coscienzioso crediamo, di sollecitare la curiosità verso un teatro, un testo letterario, che rinneghi e nello stesso tempo vivifichi la dormiente cultura dei nostri tempi. Ciò può avvenire soltanto riascoltando quelle voci, spesso dimenticate, di coloro i quali hanno inaugurato un genere, controverso e affascinante.

L'umorista è uno che, desolato o sornione, impassibile o sogghignante, riassume, constata. E' un vecchio angelo saggio e instancabile, spennacchiato e gagliardo, che ci squaderna davanti il registro con gli elenchi di quanto è rimasto, sentimenti e parole, idee e gesti. Scende dalla soffitta dei sentimenti deteriorati, fissa il mondo circostante e, con un gesto fondamentale, ne fa l'inventario. Ne resta sempre meno di questo tempo e di questi autori da soffitta. Oscuramente, e forse anche dolorosamente, la gente se ne accorge e forse, crediamo, “tira a campare”.

“Quale intensa comicità deriva dallo spirito fantastico! (…) Sì, questi spiriti chimerici, questi folli, così stranamente ragionevoli, ci fanno ridere.(…) Anche loro sono corridori che cadono, ingenui che qualcuno piglia in giro, uomini correnti dietro a un ideale, ma che inciampano nella realtà, sognatori che la vita maliziosamente persegue. Ma essi sono soprattutto dei distratti, con questa sola superiorità sugli altri, che la loro distrazione è organizzata intorno ad un idea centrale e le loro disavventure sono legate dall'inesorabile logica di cui la realtà si serve per correggere il sogno” (cit. da Il riso, Bergson).

Crediamo che questo spettacolo possa far nascere, in chi vi assiste, l'interesse a osservare la vita da un'angolazione particolare; uno spiraglio nuovo e suggestivo. Questi autori ci insegnano che il pessimismo attanagliante può sempre divenire “apertura all'altro”, al diverso da sé. E che quella parte amara della risata che è l'umorismo (come ha detto qualcuno), rimane, forse, l'unico sostegno che ci permette di vivere in questi tempi di crudeli realtà.

Recensioni


Palermo, Teatro Tre, dal 4 al 6 febbraio 2005 (debutto)
Roma, Teatro dell'Orologio, dall'1 al 13 novembre 2005

 

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